Vannino Chiti

Il Circolo PD Fiorentina, in collaborazione con il “Territoriale”, ha voluto e organizzato questa iniziativa, nella piena convinzione che ci sia un gran bisogno di approfondire cosa sta succedendo in Italia, di capire meglio e di più i connotati e le ragioni della grave crisi economica che sta colpendo l’intero occidente, ma con maggior vigore il nostro Paese.
Ma la riflessione va anche al nostro partito, alla necessità che ritrovi rapidamente la bussola e il senso del fare politica, riscoprendo e riannodando il filo del rapporto , del dialogo e dell’ascolto con la società italiana , con le persone in carne e ossa, che vivono sulla propria pelle la dura prova che questa crisi chiama tutti ad affrontare.

Ci attende un 2009 pesantissimo. Ne sono riprova i dati dei consumi, il caro vita, le difficoltà di tante famiglie e di tanti pensionati per pagare la rata del mutuo o l’affitto, le bollette , o più semplicemente acquistare prodotti di prima necessità o potersi curare senza ansie.
Lo testimoniano il vistoso calo registrato nella produzione, tante aziende e imprese in crisi, industriali, artigianali e commerciali, che chiudono i battenti o ricorrono alla cassa integrazione dove è possibile, piuttosto che al licenziamento per la diminuzione del carico di lavoro.
Una situazione triste per tanti, troppi lavoratori costretti nella migliore delle ipotesi ad arrancare, con tanti giovani precari che si ritrovano senza lavoro, senza un euro, senza nulla , se non tanta disperazione nell’anima.

Sono i sintomi di quello che Veltroni evidenzia come un processo di DISEGUGLIANZA SOCIALE mai avuto nella storia recente di questo Paese, con inquietanti risvolti sociali e rischi strategici per il sistema Italia.
E’ QUESTA LA QUESTIONE CENTRALE DA CUI RIPARTIRE.

E fa davvero impressione assistere all’irresponsabile ottimismo di Berlusconi e alle contraddizioni, evidenti ancora ieri, di Tremonti, che offrono al Paese una politica economica, pensieri, assolutamente inadeguati, all’insegna del “il tempo è galantuomo”; dalla Finanziaria a provvedimenti anticrisi mediocri e insufficienti, per di più con l’umiliante scelta della Social Card.
Mentre Obama per gli USA e molti paesi europei, mettono in campo misure eccezionali per fronteggiare la crisi, in Italia, a fronte di dati allarmanti, si propaganda ottimismo e si vendono illusioni, concedendo qualche elemosina.

Il fatto più vero di quanto non appaia è che questo governo in economia sta naufragando e fallendo. Come , parimenti, sul piano politico , si iniziano ad intravedere i primi mal di pancia, i primi dissidi ( Alitalia e Malpensa, Federalismo, giustizia, interessi del nord e del sud, balzello, come lo definisce la CEI sugli immigrati, prerogative del Parlamento ) che costringono la maggioranza, solida e incontrastabile nei numeri, a rassicuranti voti di fiducia.
Come dice Curzio Maltese su Repubblica forse siamo di fronte ad interessi non negoziabili di Berlusconi lungo la naturale evoluzione da “Leggi ad Personam a Riforme ad Personam”, nella logica di governare l’Italia come se fosse Mediaset.
Un terreno comunque delicato anche per il PD, per i difficili equilibri con cui si dovrà misurare tra riforme condivise se le condizioni lo consentono, dura battaglia riformista di opposizione e chiarezza di ruoli evitando di dare adito ad inciuci.

Qui non possiamo non porci una domanda : perché, nonostante le inquietudini di tanta parte del Paese, nonostante le contraddizioni e le insufficienze, il populismo di governo, infarcito di carenza di idee e argomenti, di incapacità e di bugie, di disinvoltura e strumentalizzazione mediatica, riesce ancora a riscuotere un consenso confortante tra i cittadini italiani ? E perché per altri versi appare attraente il populismo di Di Pietro?

Sono domande scomode, che fanno anche male, perché chiamano in causa e riguardano soprattutto il PD, il suo ruolo e la sua funzione nazionale, il senso stesso per cui è nato, la missione storica che si è dato, nascendo non per mettere insieme debolezze politiche esistenti , ma come atto d’amore per questo Paese, per cambiarlo, per riformarlo, per rinnovarlo.
Un PROGETTO, UNA BUSSOLA POLITICA, UN ORIZZONTE IDEALE, per i quali si sono generate aspettative importanti, una grande mobilitazione del popolo delle primarie e di chi ha creduto nel PD, forgiando nelle urne il 34% alle politiche e il 55% a Livorno.
Ma oggi sarebbe sciocco velare che esiste tra i cittadini italiani disagio misto a delusione.
Sentimenti che Veltroni stesso , prendendo spunto dai dati elettorali dell’Abruzzo e da quelli dei sondaggi, in particolare per il dato del non voto, definisce come ULTIMATUM alla politica in generale, ma soprattutto a noi.

Dunque è tempo di darci una mossa, di reagire, di riconquistare un nobile e serio protagonismo , perché nessuno, ma proprio nessuno ci regalerà qualcosa, meno che mai le fonti mediatiche, tanto pronte a focalizzare i problemi in campagna elettorale, quanto oggi a mascherare, tacendo, i bluf politici di questo governo, a cominciare dalla sicurezza, o ad enfatizzare le divisioni e le criticità del PD, vere o presunte, senza curarsi minimamente delle proposte , anche importanti, fatte con grande senso di responsabilità per superare la crisi di questo Paese.
Decisamente spetta a noi tornare protagonisti sulla scena politica e rigenerare fiducia in chi l’ha persa o messa nel cassetto.

Lungo questo crinale, davanti ai tristi fatti giudiziari che hanno toccato alcuni nostri amministratori, è stato precisato che non c’è posto per i disonesti nel PD.
Ne siamo tutti convinti, ma resta comunque il minimo che si potesse affermare.
Serve molto, ma molto di più.
Dove la politica è debole si espone a tanti rischi e all’essere ostaggio dei poteri forti; dove si smarrisce l’etica politica le deviazioni personali sono in agguato.

La questione etica – morale è una stella polare, politica , culturale e comportamentale che il PD non può permettersi di smarrire, perché il nostro popolo, a differenza che per il Centro Destra, non ce lo perdonerà mai. E davvero ha dell’incredibile dover subire lezioni di moralità da parte di Berlusconi e del PdL. Inaccettabile, Berlinguer e Moro si rivoltano nella tomba.

Noi abbiamo l’imperativo di far capire ai cittadini, che il PD è la SOLUZIONE dei mali dell’Italia, non il problema, magari all’insegna del “TANTO SONO TUTTI UGUALI”.
Nonostante tutto non è cosi, ma questo ci sta penalizzando e non va bene.

Dunque va rilanciato con forza, sostanza e credibilità il Progetto PD, con un’idea compiuta dell’Italia che vogliamo, con un profilo ideale, valoriale e programmatico ben definito , netto e riconoscibile, interpretato nel ruolo di opposizione, in grado di porsi come la speranza in cui investire, perché il PD rappresenta il solo unico Progetto, l’unico partito, per come lo abbiamo pensato e per come tanti cittadini lo hanno immaginato, adeguato alle necessità storiche della nostra società. E’ per questo che siamo nel mirino di tutti.
Questa è la sfida per il maggior partito riformista che l’Italia abbia mai avuto, a cui dobbiamo voler bene.

Certo, non è propriamente un pranzo di gala e solo un partito forte, che ha orgoglio di se, potrà assolvere a questa immane impresa.

Ma un partito è forte nella ricchezza del dibattito e dei contenuti, non certo nella ricchezza di correnti e nella povertà dei personalismi o peggio dei rancori.
Un partito è forte se è una squadra vera, a tutti i livelli, non se protagonismi personali salgono in cattedra, magari senza titolo alcuno per dare lezioni di nuovismo e bacchettate a destra e a manca, accreditando pubblicamente l’idea di un partito allo sbando, prassi che nulla a che vedere con il libero e democratico dibattito interno.
Un partito è forte se è un esempio di valore e di valori, traghettati nell’azione politica e soprattutto nel ruolo dei suoi amministratori.
Un partito è forte se è vivo, se è radicato nel territorio, se si immerge dove sono vissuti i problemi e si alimentano i bisogni, se la gente ti percepisce vicino e dentro i loro disagi e nelle loro aspettative, se da qui trae le idee per una identità e una capacità programmatica che costruisce le risposte attese.
Un partito è forte se i Circoli interpretano un ruolo di questa natura, favorendo lo scambio di idee, i contatti con i cittadini , l’apertura al mondo che ci circonda, promuovendo davvero la partecipazione e il coinvolgimento, traendone le condizioni prime per la propria iniziativa politica.
Un partito è forte se la dirigenza diffusa partecipa alla vita politica dei Circoli con sufficiente presenza, valorizzandone il ruolo e l’azione, se insieme alla modernità e alle tecnologie, è capace di affrontare con i suoi dirigenti e i suoi iscritti anche il lavoro più umile e sempre attuale del volantinaggio, del tesseramento, dei momenti organizzativi importanti.
Rivolgiamo apprezzamento e condivisione al documento di Alessio Ciampini rispetto agli articoli di stampa circolati in questi giorni sul tesseramento al PD a Livorno, anche perchè facendo un calcolo medio, base Fiorentina, i numeri possono essere valutati anche attorno a 1300/1400 iscritti, numeri probabilmente già superati se si aggiornano i dati effettivi, compreso quelli dei Circoli di lavoro.

In sostanza un partito è forte se è comunità, solidarietà militante anche e soprattutto nella diversità delle opinioni.
Un partito è forte se è un partito.
E’ il momento delle virtù, che non sono poche, perchè nonostante tutto siamo e restiamo la più grande forza riformista che l’Italia abbia mai avuto e rappresentiamo l’unica soluzione per i problemi di questo malato Paese, il perno di una alternativa riformista sicura al berlusconismo, la speranza in cui investire.
Ci aspettano mesi impegnativi, sullo sfondo delle amministrative e delle europee di giungo. Appuntamenti dove lo scontro sarà vero, i voti in palio saranno veri.
Anche nel 2004 si temevano le inquietudini dei livornesi ed eravamo preoccupati, poi i livornesi ci hanno premiato.
Mesi impegnativi dunque, a cui guardare con fiducia, muovendo dal 55% delle politiche e dal 57% riscontrato dai sondaggi per A. Cosimi e dal 61% di Kutufà, ma soprattutto perché un grande partito come noi siamo, come il PD di Livorno è, ha tutte le condizioni, ha quella grande risorsa che sono i Circoli, per affrontare serenamente questa ennesima prova.
Ora però è tempo di rimboccarsi le maniche con un grande sussulto di responsabilità individuale e collettiva. E potremo ancora essere orgogliosi di ciò che siamo.