Sen. Marco Filippi

Riportiamo di seguito l’intervista pubblicata dal settimanale online OgniSette.it al Senatore PD Marco Filippi (mercoledì 14 dicembre).

Proseguiamo la nostra ricerca di contributi sul tema del Porto di Livorno e dei piani urbanistici in fase di elaborazione. Abbiamo incontrato il Senatore Marco Filippi che da tempo segue la riforma della legge n°84 del 1994.

Ci sono possibilità che le modifiche alla legge 84 del 1994 siano approvate?

«Con il Governo Monti – Passera, dopo i tre anni inutilmente persi con il governo Berlusconi – Tremonti si riaccendono decisamente le speranze.

Sopra ogni cosa la possibilità di veder finalmente riconosciuta l’autonomia finanaziaria alle Autorità Portuali che a diciotto anni dalla loro istituzione meritano il riconoscimento della loro maggiore età.

Lasciare ai porti una parte delle risorse, che essi stessi producono per realizzare le infrastrutture necessarie al loro ammodernamento, può costituire la prima e più efficace misura per rilanciare lo sviluppo del nostro paese e per uscire da una crisi che mortifica innanzi tutto le enormi potenzialità che un paese come l’Italia, con i suoi 8000 chilometri di coste al centro del Mediterraneo, possiede.

Occorreranno risorse soprattutto per collegare i porti italiani, che costituiscono i gate naturali delle merci in entrata e uscita dal proprio paese, con le principali arterie infrastrutturali autostradali e ferroviarie».

È prevedibile che le Autorità di Piombino e Livorno siano unificate?

«Nella riforma della Legge 84/94, in esame attualmente in commissione trasporti e infrastrutture al Senato, sono contenute norme che possano favorire processi di aggregazione delle autorità portuali sull’esempio di quella del Levante per il porto di Bari, Barletta e Brindisi. Ciò nonostante non penso che Piombino e Livorno abbiano bisogno di un’integrazione delle loro attività quanto piuttosto di renderle maggiormente complementari per sfruttare al meglio le differenti economie territoriali retro portuali».

Come gestire la contemporanea elaborazione del Piano Strutturale del Comune di Livorno e del Piano regolatore generale del porto?

«Semplicemente integrando al meglio i due strumenti di pianificazione. Una fase che se gestita e coordinata con intelligenza dai due enti, dalle loro strutture e dai loro rappresentanti istituzionali, può costituire una straordinaria occasione di programmazione per il futuro economico del porto e della città che hanno fino ad oggi conosciuto fasi e destini di sviluppo a se stanti.

Il coordinamento dei due strumenti di pianificazione può costituire, proprio dal punto di vista della programmazione infrastrutturale, l’occasione per allargare il coinvolgimento pieno e consapevole alla Regione Toscana ben oltre le naturali prerogative che la legge e la costituzione attribuiscono a quel livello di governo.

Insomma per il porto di Livorno si può aprire la prospettiva reale di divenire davvero il porto della Toscana, la porta sul mondo per una Regione chiamata anch’essa a ridefinirsi nel mondo nei prossimi anni e che vanta un livello di Pil unitamente ad un livello di coesione sociale e di qualità della vita unici, ma che probabilmente ha bisogno proprio di maggiori e migliori collegamenti con il resto del mondo e Livorno con il suo porto può costituirne una formidabile occasione».

Esiste ancora l’Area Vasta?

«Assolutamente! Occorre se mai toglierla quanto prima dai piedistalli dei dibattiti accademici dove è stata confinata, invero nel tempo sempre più rarefatti, per assumerla come dimensione quotidiana in cui inquadrare l’azione di governo di un territorio chiamato a ripensarsi in termini dinamici con dimensioni macro-regionali che sono ormai gli ambiti naturali della competizione internazionale tra territori.

Livorno, Pisa, Lucca con Collesalvetti, Pontedera e Viareggio grazie all’asse di collegamento autostradale e ferroviario possono rappresentare davvero il polo costiero, non in contrapposizione, ma in sinergia con l’altro polo metropolitano costituito da Firenze, Prato, Empoli e Pistoia e rappresentare il motore di sviluppo per il rilancio economico della Regione Toscana».

Lo sviluppo del porto con la Darsena Europa è messo in forse?

«Ritengo di no, anche se probabilmente le due cose, il porto attuale e la futura Darsena Europa, conosceranno una tempistica di sviluppo necessariamente differenziati. Per il porto attuale occorre pensare da subito ad una sua riorganizzazione per aree funzionali omogenee, cosa per altro che il presidente Gallanti sta interpretando con determinazione.

Per la Darsena Europa occorrerà oltre a prevederne le previsioni urbanistiche, ricercare i capitali privati e presumibilmente stranieri in grado di realizzarla, evitando che il quadro delle norme attuali anziché favorirne le attrazioni determinino invece un loro disincentivo».

La presenza di Benetti è divenuta strategica per Livorno oppure si pensa sempre ad un ruolo marginale per la nautca da diporto?

«Il ruolo del cantiere Benetti per la grande nautica da diporto, con la costruzione dei grandi megayacht, costituisce un’attività industriale strategica per il nostro territorio di prim’ordine. Occorre che però non sia una semplicemente delocalizzazione delle attività produttive dei cantieri viareggini, ma il vero e proprio radicamento di una attività in grado di generare indotto industriale e lo sviluppo di una filiera di servizi connessi al diporto.

Cosa in realtà, mi sembra, fino ad oggi non avvenuta nella dimensione attesa e auspicabile».

Si parla spesso di distretto della nautica, ma Pisa ha realizzato opere importanti e Livorno non decolla.

«Livorno deve crederci di più. Le infrastrutture previste e già destinate e quelle potenzialmente da prevedere possono consentire un polo della nautica di primaria importanza non per il paese ma per l’intero Mediterraneo.

È finito il tempo delle incertezze. Su questa realtà occorre spingere a fondo l’acceleratore con convinzione perché può davvero rappresentare un motore di sviluppo per la città e per l’intero territorio».

L’Idv con Tuci ha detto che si debbone eliminare le Province e che è possibile unificare i consigli per Livorno e Collesalvetti. Qual è la sua opinione?

«Il superamento delle attuali amministrazioni delle Province è ormai nelle cose e forse tra breve anche legge dello stato in progressiva applicazione. Di per sè non risolve però il problema della necessità di un coordinamento delle politiche di governo di territori che nel nostro paese spesso conoscono, al di là dei comuni capoluogo, anche realtà estremamente significative e talvolta anche eccessivamente frammentate da un pulviscolo di realtà municipali.

Territori quindi fragili nella loro composizione istituzionale, ma preziosi per l’identità di un territorio e delle loro comunità. L’ipotesi di definire per le Province una sorta di ente intermedio o di derivazione può costituire una soluzione al problema piuttosto che una loro soppressione tout court.

Altrettanto necessario è la semplificazione di un quadro municipale che vede nel nostro paese la bellezza di oltre ottomila comuni. Credo sia ragionevole una loro significativa riduzione per come adesso li conosciamo, magari prevedendo una loro diminuzione alla presenza dei comuni con una popolazione di non meno di 2000 abitanti.

In questo senso, proprio perché Collesalvetti è a tutti gli effetti un comune di medie dimensione, nel panorama del nostro paese, vedo improbabile la sua unificazione con il Consiglio Comunale di Livorno. Se mai occorre integrare con maggiore convinzione le politiche di governo e le azioni amministrative dei due enti anche in ragione dell’importanza e delle potenzialità infratsrutturali ed economici che offrono i due territori».

Ruggero Morelli

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