Il Circolo Venezia è intitolato a Valeria Caparrini Mazzoni.
Riportiamo di seguito alcune note della ANPI (Associazione Nazionale PArtigiani d’Italia) per ricordare chi era Valeria :

Valeria Caparrini Mazzoni
Partigiana combattente, staffetta, antifascista da sempre e mutilata in uno dei primi attentati fascisti del dopoguerra, in provincia di Firenze, ci ha lasciato.
Anche la sua è stata una vita difficile, come quella di tutti coloro che appartenevano alla sua generazione e che dunque avevano vissuto la guerra, fatto la Resistenza e campato in un mare di ristrettezze economiche. Insomma, aveva fatto la miseria.

Era l’ultima delle cinque sorelle Caparrini ed era rimasta orfana molto presto. Accolta in casa Settimelli a Firenze, in viale Donato Giannotti, era stata subito utilizzata per tenere i collegamenti tra i vari gruppi antifascisti fiorentini e il Partito Comunista di Oltrarno e della zona di Piazza Gavinana. Era, insomma, una di quelle persone sulla quale tutti contavano.

Nei giorni dell’emergenza, a Firenze, si era direttamente occupata di nascondere e accudire, in casa Settimelli, la moglie e le figlie della medaglia d’oro Elio Chianesi, gappista coraggiosissimo, ucciso per strada dai fascisti. Non era stato facile di quei tempi perché casa Settimelli era sorvegliatissima dai fascisti che, una settimana sì e una no, arrestavano Donato Settimelli, già condannato a molti anni di galera dal Tribunale speciale e “ospite”, a lungo, del confino politico di Tremiti, Lipari e Ustica.

Valeria si era poi occupata di nascondere la ragazza ebrea Marcella Millul, rimasta sola dato che i genitori erano finiti in un campo di concentramento. Dopo Firenze, Valeria si era trasferita, insieme a tutti gli altri, a Lastra a Signa e aveva continuato una intensa attività politica nell’ambito dell’Unione Donne Italiane, del PCI e delle Case del popolo.

In un terrificante attentato dinamitardo fascista alla casa dove abitava, era rimasta ferita gravemente. Si era ripresa, ma aveva pagato l’infamia fascista con una gravissima mutilazione che l’ha tormentata fino alla fine dei suoi giorni. Si era poi sposata con Mauro Mazzoni (il primo matrimonio civile nel dopoguerra a Lastra a Signa) e trasferita a Livorno dove aveva ripreso in pieno l’attività politica. Nel mondo portuale e operaio della città la conoscevano tutti e tutti le volevano bene per quel che era e quel che rappresentava.
Ai funerali eravamo in tanti addolorati e commossi.
Ciao Valeria, un caro abbraccio a tutti i tuoi.
(W.S.)

da anpi.it

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