La tragica fine di Snoussi Habib, avvenuta la settimana scorsa alle Sughere, ha indotto il sen Marco Filippi a compiere stamani una tempestiva al carcere, insieme con l’on Silvia Velo e Marco Solimano.
I due parlamentari livornesi hanno constatato una situazione che definiscono “preoccupante e delicata”, nella quale sono largamente superati i livelli di guardia.
“Il carcere è dimensionato per ospitare 260 detenuti, cui dovrebbero essere addetti 303 operatori penitenziari”, precisa Filippi. “ma oggi vi sono 451 carcerati e solo 186 operatori”. Circa il doppio, cioè, di ospiti e poco più della metà degli operatori previsti.
“Ci vuole un segnale da parte della città – prosegue Filippi -. “C’è – è vero – la presenza lodevole e preziosa dell’associazionismo; ma bisogna anche che le istituzioni non lascino il carcere solo, in un momento così delicato”. E sottolinea non solo il fallimento dei provvedimenti del cosiddetto “pacchetto sicurezza” ma anche che proprio questi hanno aggravato le condizioni delle carceri nel Paese. Auspica, poi, che si vada alla nomina del Garante per i diritti delle persone private della libertà personale, su cui il Consiglio Comunale ha da tempo deliberato.
Anche l’on Velo pone l’accento sulle condizioni che definisce disumane: celle anguste, con letti a castello a tre piani, senza spazi di socializzazione. Un carcere dove è già difficile sopravvivere e dove non c’è più spazio per progetti di recupero. “A Livorno – dice Silvia Velo – sono morti 12 detenuti in 7 anni. A Regina Coeli a Roma, nello stesso periodo, ne sono morti 20”. Ma a Livorno la popolazione carceraria è di 451 reclusi mentre a Regina Coeli i detenuti sono 1000, più del doppio.
“In carcere assistiamo alla quotidiana violazione della Costituzione” – prosegue l’on Velo, ricordando che anche il sovraffollamento è una lesione dei diritti del carcerato. E Marco Solimano denuncia che le condizioni sono quelle di una dolorosa sopravvivenza, in condizioni che espongono i soggetti più fragili a un alto rischio. “Ci vuole un rapporto più solido tra istituzioni e carcere” – insiste Solimano – “e il Garante potrà essere strumento di relazione quotidiana tra il carcere, le istituzioni, la città”.

Livorno, 8 marzo 2010

Segnala questo articolo su:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • TwitThis
  • Wikio IT
  • Segnalo
  • Spurl
  • YahooMyWeb