Questa del 2010 è la terza festa del PD che faccio da segretario, per me l’ultima, ad ottobre lascerò questo incarico, che mi sono onorato di ricoprire da quando il PD è nato. Normalmente in questi casi si tende a fare bilanci, lungaggini nostalgiche, io mi limiterò a dire un grazie sentito a tutti quelli che in questi anni hanno contribuito a rendere possibile quel piccolo miracolo organizzativo che si chiama Festa democratica. E’ grazie a centinaia di volontari, che passano parte delle loro ferie e del loro tempo libero a montare, organizzare, arrabbiarsi perché tutto funzioni che, chi come me ha fatto il segretario, può dire che la festa del PD resta il più grande evento di popolo e di politica dell’estate livornese.
Valorizzare questo patrimonio inestimabile di donne e uomini non è parlar d’altro rispetto a quello che sta accadendo oggi in questo Paese, dove come ti giri, ti giri, tutti ti domandano: cosa sta accadendo nella politica italiana? Cosa dice il PD? O peggio: c’è ancora il PD? La politica viene vissuta come una cosa lontana, per pochi, non più popolare o meglio, che si pone solo in campagna elettorale i problemi dei cittadini. Questo patrimonio umano è un punto di ancoraggio alla società: è sufficiente? No, ma è indispensabile per dire anche a chi ci osserva che il PD c’è ancora, soffre, come soffre la politica italiana, ma c’è, è percepibile in qualcosa di più di una leadership, è fatto di popolo. Nella nostra festa quest’anno abbiamo predisposto dei pannelli, con delle semplici risposte a tutti coloro che ci domandano cosa pensiamo sulle diverse questioni, ne abbiamo selezionate alcune, semplici speriamo comprensibili. E’ sufficiente? No, ma è necessario per dare il senso che noi ci siamo. Ho citato alcuni esempi per dare il senso che alcuni dei problemi che abbiamo davanti come partito, dei quali tutti ci rendiamo conto, possono e debbono essere superati da un lavoro collettivo ritrovando il filo di un progetto politico per l’alternativa a Berlusconi, che non sono pagine e pagine di documenti, ma una ritrovata sintonia tra il PD e l’Italia, vorrei aggiungere con il suo futuro. Il compito di una forza politica e di una classe dirigente è far sognare per il futuro, proporre cambiamenti, stimolare quella funzione della democrazia dove ci si sente protagonisti civicamente, non solo elettoralmente. I fallimenti di questo governo sono evidenti, oserei dire imbarazzanti, oramai in questo scampolo d’estate volano gli stracci tra Fini e Berlusconi, i telegiornali si inventano concorsi di miss dovunque per non parlare dei problemi del Paese, delle non soluzioni del governo. Nella nostra provincia abbiamo un altissimo quantitativo di crisi aziendali, tavoli aperti a Roma, ma dopo le dimissioni di Scajola, si è fatto un inutile ministro al federalismo (ne avevamo già un paio) durato pochi giorni, per far utilizzare il legittimo impedimento a Brancher, ma si continua a non nominare il ministro dello sviluppo economico. Potrei continuare, parlando di scuola, ma il senso è che il grande illusionista ha finito i trucchi e che noi dobbiamo, come si usa dire nel ciclismo, alzarsi sui pedali e rilanciare non solo il progetto del PD, che rischia di essere percepito come una discussione autoreferenziale, ma un sogno per l’Italia, che punti sui talenti nella società, sull’efficienza istituzionale, con un’idea più sobria e credibile del rapporto tra la cosa pubblica e chi si candida a governarla, che risvegli il Paese verso una ripresa possibile, che risollevi lo sguardo di tutti, dal basso dell’ineluttabile declino all’alto di un’Italia che può cambiare.
La nostra festa, che è la festa nazionale sui trasporti del PD, prova a parlare di problemi e soluzioni, ma non ci dimentichiamo di Livorno e della Toscana, sui trasporti, ma anche su temi che sono sfide per il futuro. Uno su tutti: il nuovo ospedale, che si tenta di ridurre, da parte chi lo avversa, solo al problema della localizzazione, noi dobbiamo dare il senso che su questo si intrecciano tre cose il nuovo presidio, una nuova sanità per i quartieri di Livorno e su queste che sono questioni sulle quali c’è bisogno di discutere e spiegare lo faremo in due apposite serate. Però la vera questione che la partita del nuovo ospedale esemplifica, dalla quale non possiamo sfuggire: è la partita dell’innovazione a Livorno. Questo è il nodo, non solo per il PD, ma a prescindere dagli schieramenti politici per un’intera città, dove ci sono sempre lamentele per l’assenza di novità, dopo di che ogni volta che si propongono, vedono schieramenti più o meno trasversali che, in alcuni casi in assoluta buona fede, vi si oppongono perché guardano, parafrasando una massima zen, il dito e non la luna. Ho citato questo esempio, che però da bene il senso che il nostro compito come PD non è conquistare da soli la luna, ma farla vedere a più cittadini possibili e, lungo questa strada condividere un progetto con più intelligenze possibili, farlo vuol dire fare fatica, scegliere, non accontentare tutti, ma soprattutto guardare sempre avanti non a chi eravamo, ma a cosa vogliamo diventare.

Marco Ruggeri
Segretario territoriale del PD