La questione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, nel confronto sulle riforme del mercato del lavoro, ha assunto un ruolo centrale dopo le dichiarazioni del Ministro del Welfare. La tesi avanzata è che attraverso l’abrogazione dell’articolo 18, dove si prevede il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa, si ridurrebbe la precarietà e aumenterebbe l’occupazione. Tesi che però non trova un riscontro nella realtà poiché dove non si applica l’articolo 18, i rapporti di lavoro prevalenti sono quelli atipici. Per riformare il mercato del lavoro è riduttivo concentrarsi prevalentemente sull’articolo 18; è necessario pensare a misure complementari nella direzione di: 1) ridurre e semplificare le tipologie di assunzioni atipiche; 2) rendere più oneroso il lavoro flessibile rispetto a quello a tempo indeterminato; 3) ridefinire ed estendere gli ammortizzatori sociali; 4) investire sulla formazione, nelle politiche del lavoro e nei servizi per l’impiego. Infine la riforma del mercato del lavoro non genera automaticamente nuova occupazione se non è accompagnata da politiche economiche, volte a fare riprendere i consumi interni, e da politiche di sviluppo.

 Federico Mirabelli, responsabile territoriale Lavoro e Industria

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